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interviste realizzate

MARIELLA, UNA TALENTUOSA GRAFICA CON LA PASSIONE DEL MAKE UP

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A: Ciao, grazie di essere con noi, ti vuoi presentare al nostro pubblico?

Ciao il mio nome è Mariella, ma preferisco Mary di Grafica & Arte. Sono una grafica di professione.

A: Come nasce la passione per la grafica? Hai fatto dei corsi? Delle scuole?

La mia passione per la grafica nasce da piccola, mi piaceva creare composizioni grafiche e realizzarle a mano, alla fine delle scuole medie, non sapevo che scuola superiore fare, sotto consiglio di amici e  soprattutto di mia mamma, mi sono accorta che ero portata per l’istituto d’arte, ove lì, avevo scelto il corso di Grafica, ma per via di alcuni problemi, ho fatto per 5 anni il corso di orafo, che non vedevo per me. Poi alla fine della scuola superiore, passeggiando, per il mio istituto, ho visto la locandina di quello che sarebbe stato l’inizio del mio sogno di grafica, presso un corso di formazione professionale,”L’ACCADEMIA DELLE ARTI E NUOVE TECNOLOGIE” , a Roma,  dove ho sviluppato la mia dote di Grafico Pubblicitario.

 A: E quella per il make up?

Quella del make up, fa parte di me, da bambina, mi piaceva guardare mia mamma, truccare tutte le sue amiche, poi quando lei andava a lavoro, mi truccavo di nascosto, anche se mi struccavo, il tutto era molto evidente J. Avendo fatto in precedenza un corso di grafica, non ho potuto espandere anche quella di truccatrice, che al momento della mia scelta, ho dovuto fare quella dove potevo trovare facilmente lavoro.

A: Come ti dividi tra queste due anime? Queste passioni?

Mi divido, semplicemente che durante la settimana faccio il mio lavoro di grafica e nei week end e festivi, la truccatrice.

A: Invece i punti di contatto tra le due quali possono essere? Quali sono, per te, i progetti da portare avanti per fondere make up e grafica?

I punti di contatto che fondono le due  passioni, sono il senso artistico, con la grafica lo faccio attraverso un computer e il make up, attraverso pennelli e ombretti. Io come progetti,porto avanti quello di Grafica,essendo quello dove ho una maggiore esperienza, ma non escludo di espandere la mia passione per il make up.

 A: Tu hai un canale youtube, quale è stata la risposta del pubblico alla tua iniziativa? Quale è l’iscritto medio al tuo canale? Secondo te ci sono anche ragazze che, pur non essendo appassionate del genere, vogliono imparare a rendersi più belle in foto, solo per apparire migliori?

Il mio canale Youtube, l’ho aperto con l’intento di aiutare a chi vuole scoprire le tecniche grafiche e si vuole creare il proprio logo o vari effetti. Quando ho creato il mio nome, sono stata contattata subito da 2 ragazze, che erano curiose del mondo grafico, e ho iniziato ad aiutare loro con i miei video, era un inizio per me e emozionante J. Io lo faccio per trasmettere la mia passione, ma le persone che mi hanno contattata fin’ora, usano le mie tecniche per creare effetti alle loro foto, e non a uso estetico

A: Per te la grafica (in un certo contesto d’applicazione) ed il make up possono essere definite maschere? In fondo è sempre un’operazione mistificatori…. oppure possono solo limitarsi ad esaltare la bellezza femminile?

La grafica e il make up, per me sono uguali dal senso artistico e possono esaltare bellezze, la grafica puo’ con farlo su foto e il make up su quella femminile.

A: Che cosa intendi tu con la parola “Arte”?

Io intendo arte qualcosa di creativo e con senso estetico.

A: Il make up e la grafica in che modo si relazionano al concetto di arte?

Certo secondo il mio punto di vista si avvicinano molto, perché come ho detto prima , entrambi hanno un’espressione da ambito creativo e estetico

A: Quale è il consiglio che dai alle nostre lettrici e con il quale vuoi salutarle?

Io consiglio una cosa,che dico a tutte, di credere nei propri sogni e non farsi abbattere dagli ostacoli, perché nella vita si presenteranno sempre. Io avevo il sogno di Grafica e con tutte le difficoltà che ho trovato, oggi faccio il lavoro che amo ed è la mia più grande passione! Siate ambiziose e determinate, lottate per i vostri sogni e vedrete i vostri risultati.

Vi lascio con un grande sorriso felice per questa occasione anche piccola che mi hanno dato le ragazze del blog.

Alessia

 

 

 

GRAZIA DI BELLA CI RACCONTA DELLE SUE “COSINE E COSETTE”

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Salve ragazze, oggi abbiamo deciso di dare spazio alla passione di Grazia, una simpatica e talentuosissima ragazza che realizza delle creazioni magnifiche.

 A: Ciao, grazie di essere con noi, ti va di presentarti brevemente al nostro pubblico?

 B: Certamente. Ciao a tutte sono Grazia e da sempre ho avuto la passione per le piccole creazioni di ogni tipo perché il fai da te è un’attività che mi rilassa e mi da soddisfazioni. A parte questo adoro leggere e gli sport in genere, ma dentro di me c’è sempre stato una doppia anima, la nonnina che sferruzza e la sportiva che ama stare con gli amici e ama divertirsi. Per fortuna queste due parti di me hanno trovato un equilibrio e riescono a convivere in qualche modo. Inoltre lavoro in una libreria che tratta libri antichi e anche qualche usato dei primi del Novecento.

 A: Noi ti abbiamo contattato perchè abbiamo visto le tue splendide creazioni, ti va di spiegare bene di che cosa ti occupi?

 B: In realtà mi piace creare con varie tecniche via via che le scopro perché amo sperimentare, ma quella che più mi appassiona è la lavorazione delle paste polimeriche per la creazione di bijoux

 A: Come è nata questa passione?hai fatto corsi?sei autodidatta?

 B: Sono assolutamente autodidatta e la passione è nata sbirciando qua e la su internet e seguendo alcuni tutorial. Man mano poi ho personalizzato qualche tecnica e mi diverte anche, quindi, sperimentare e abbinare materiali e tecniche

 A: Hai uno spazio tutto tuo dove dedicarti alle tue opere? Hai necessità di uno spazio fisico, ma sicuramente anche mentale, concentrazione ed ispirazione non sono di facile reperibilità al giorno d’oggi…come riesci ad isolarti e creare?

 B: Ho una piccola stanza in casa che, una volta nata la mia piccola passione, è stata attrezzata per essere funzionale allo scopo. In questa stanza regna spesso il caos, ma ogni tanto, metto ordine, perché anche l’ordine mentale per me è importante. Ammetto anche che non sempre ho l’ispirazione o la voglia di creare e, a volte, mi capita di non entrare nel mio mini laboratorio per giorni. Capisco che la voglia è tornata quando mi sento spinta ad “aprire quella porta”

 A: Ti va di spiegarci, in breve, come si crea un gioiello?quali sono i processi che portano alla sua realizzazione?

 B: Inizialmente mi lascio ispirare da qualcosa di visto o che immagino, poi,delle volte faccio qualche piccolo schizzo, altre volte, invece, vado a braccio e invento le forme mentre mischio e impasto. Per i gioielli in pasta polimerica c’è poi la fase della cottura in forno, la lucidatura (ove prevista) e l’abbinamento con pietre o altri componenti nella fase di montaggio

 A: A parte il lavoretto in libreria si può dire che tu sia imprenditrice di te stessa, che effetto fa?

 B: Per il fatto di essere imprenditrice di me stessa ci sto ancora lavorando, mi sto organizzando, e, al momento, si tratta più di una passione che, avendo trovato riscontri positivi, si sta via via trasformando in una piccola attività (sebbene ancora marginale). Comunque mi fa stare bene, mi fa un bell’effetto.

 A: Hai delle regole lavorative? Come sei organizzata?lasci semplicemente spazio alla fantasia?

 B: Non ho regole, io vivo di fantasia. Però, man mano qualche regola me la sto imponendo, tipo il numero di ore da dedicare a questa attività. Fermo restando il fatto che per me la regola principale è quella di cercare sempre di accontentare chi mi fa delle richieste e di venire incontro a tutti per ogni necessità

 A: Come sei organizzata a livello commerciale? Dove vendi? Con quale modalità?

 B: Mi sto organizzando per qualche fiera, ma, al momento sono presente  su facebook ed ho inoltre un piccolo blog nel quale espongo le foto con le caratteristiche e i prezzi delle varie creazioni

 A: Alcune delle tue creazioni raffigurano quadri importanti, o elementi della tradizione popolare, come mai la scelta di questi elementi? In generale a cosa ti ispiri?

 B: Sinceramente ho visto un pomeriggio in una gioielleria un anello che raffigurava “Il bacio” di Klimt, da lì ho deciso di creare i mini quadri in fimo con tanto di gancetto da quadro e cornice dorata. Poi ho trovato altri soggetti che mi piacevano e li ho riportati su fimo sotto forma di quadri

 A: Quale è il ritorno morale di vedere apprezzata la propria arte?

 B: Di solito mi imbarazza quando mi dicono che qualche oggetto  è bello. Non sono mai del tutto soddisfatta, tranne in alcuni casi, di ciò che faccio perché penso sempre che si potrebbe migliorare. In fondo ammetto, però, che mi fa piacere che le persone apprezzino il mio lavoro

 A: Le tue aspettative per il futuro quali sono? Pensi riuscirai  a farlo diventate la tua occupazione principale?

 B:Io spero sempre che questa attività possa nel tempo consolidarsi, spero di imparare nuove tecniche e di raggiungere una manualità sempre migliore. Non so se riuscirò a fare di questa attività la mia attività principale, ma, dato che amo molto anche i libri, magari continuare in entrambi i settori non mi dispiacerebbe comunque

 A: Io penso che alla fine il talento paga, secondo te, in questo mondo, qual’è la chiave giusta per “sfondare”?

 B: Concordo sul fatto che il talento paghi. Personalmente, e non lo dico per modestia, non credo di avere un così grande talento J, ma sono convinta che quando questo si possiede, la perseveranza è l’arma per il successo

Alessia

 A: Che vuoi dire a tutte le lettrici che, come te, hanno una passione creativa, ma sono meno perseveranti di te?

 B: Come dicevo sopra, bisogna innanzitutto avere perseveranza, ma anche riconoscere le proprie capacità ed i propri limiti con onestà. Solo in questo modo sapremo fin dove potremo arrivare ed avere la costanza di spingerci fino a quel punto senza rimanere delusi

L’ENERGIA RINNOVABILE VISTA DAGLI ADDETTI AI LAVORI. L’ARCH. JESSICA DAMIANI CI DICE LA SUA.

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A: Salve Jessica, grazie di essere con noi. Sappiamo di un tuo forte interesse per le energie alternative, hai seguito corsi od effettuato approfondimenti?

 Corsi nello specifico no, ma è una materia che mi ha colpito particolarmente, come dovrebbe essere per ognuno di noi. Ho approfondito l’argomento documentandomi e partecipando a conferenze. Ho partecipato, inoltre, ad un concorso in materia, trattando appunto di alcune forme di energia alternativa, nello specifico i “Wind Tulip” che non sono altro che delle turbine eoliche, cioè che utilizzano il vento per produrre energia, a differenza delle quali hanno dimensioni più ridotte e possono essere posizionate direttamente sopra i tetti delle abitazioni. Dal nome stesso hanno la forma di un tulipano.

 A: pensi che l’Italia possa finalmente aprirsi a queste nuove risorse?

 Mi auguro di si, anche se secondo me, per quanto se ne dica, l’Italia non è un paese molto aperto alle nuove scoperte, tende molto a rimanere ancorato alla tradizione; anche, se lo facesse, inoltre non sempre queste nuove risorse vengono controllate da chi di dovere.

Comunque pensiamo positivo e proviamo ad essere fiduciosi nel Nostro Paese.

 A: Che ne pensi del neo ministro che preannuncia un ritorno al nucleare? veramente è l’unica via?

 Non credo si l’unica via, ma concordo con il ministro quando afferma che l’energia nucleare è possibile solo se si hanno i giusti siti, che, però, in Italia, non sono molti e, inoltre, rischierebbero di cadere nelle mani sbagliate.

 A: Vi sono normative che regolamentano i rapporti tra costruzioni ed energie rinnovabili?

 Ovviamente.

Sono quasi 20 anni che si prova a mettere l’obbligo per le nuove costruzioni dell’utilizzo di energie rinnovabili; il decreto ufficiale arriva nel 2009, da allora vi è l’obbligo di istallare, nelle nuove costruzioni, impianti a fonti rinnovabili.

Ma non solo, vi sono anche molti incentivi per chi decide di utilizzarli.

 A: Come l’architettura può instradare sulla giusta via? Ci sono esempi illustri?

 L’Architettura ha già cominciato a predisporre la giusta via, basti pensare a tutte le abitazioni che sono sorte negli ultimi anni, dotate di pannelli fotovoltaici, o interi campi ricoperti di con tale sistema.

non è solo questo, non sono soltanto elementi aggiuntivi che giungono a tale scopo: anche una riduzione del dispendio di energia fa si che i consumi siano meno elevati; come ad esempio la scelta dei materiali per il rivestimento dei muri perimetrali, degli isolanti. Si sta cercando di portare l’architettura a realizzare sempre di più abitazioni ecologiche, le cosiddette “Case a bolletta zero”.

Anche il tetto giardino, oltre a regalare all’abitazione un valore estetico aggiunto, contribuisce a questo sviluppo.

 A: Esistono degli escamotage estetici per rendere più accattivanti gli elementi di produzione di energia pulita? hai delle idee, degli esempi?

 Certamente!

Come il già citato sopra “Wind Tulip”, la cui forma ricorda quella di un tulipano, o le varie lampade a Led che hanno le forme più differenti, ma allo stesso tempo permettono un risparmio energetico notevole.

Recentemente è stato presentato al Wt Award del 2010 il Sunflowers, un pannello fotovoltaico dalla forma di un fiore, creato per essere istallato soprattutto in zone pedonali o ciclabili; o le SOLÉ POWER TILE, tegole solari, che hanno la forma di vere e proprie tegole di terracotta e vanno a sostituirle.

 A: Tu, quindi, hai approfondito l’idea del tulipano… puoi spiegarci meglio come funziona?

 Il tulipano è una turbina eolica che sfrutta l’energia prodotta dal vento, è silenzioso, esente da vibrazioni e di lunga durata. Ha un’istallazione facile e veloce, bastano solo due uomini senza l’ausilio di nessuna gru per montarlo.

E’ costruito per resistere anche a venti molto forti; inizia la produzione di energia anche con una bassa velocità del vento (ca. 2 m/s) e prosegue anche con velocità elevate.

 A: I tuoi studi al riguardo sono stati anche esposti a Parma, giusto?cosa puoi dirci al riguardo?

 Il concorso di cui parlavo prima era stato indetto dall’Università di Parma, e la stessa, a seguito dell’esito del concorso, ha esposto il materiale alla Fiera di Parma durante il Convegno sulle energie rinnovabili. Posso dirvi che è stata davvero una bella esperienza, una grande emozione vedere il frutto dei tuoi sacrifici, delle tue idee esposte in un salone così grande e visitato da milioni di persone.

 A: Come sai, essendo una nostra lettrice, anche il nostro staff si impegna, nel suo piccolo, nella continua ricerca di innovazioni che possano permettere una migliore simbiosi tra ambiente ed uomo, hai dei consigli da darci?

 Di non limitarsi mai, cercare sempre qualcosa di differente e di nuovo: per cercare di migliorare questo Mondo che ormai è al collasso si ha bisogno di una collaborazione più ampia possibile ed ognuno deve fare il suo, nel piccolo o nel grande che sia.

Alessia

SONIA ROTTICCHIERI: PERLA, IL DESIDERIO E LA COLPA.

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Ciao Sonia, grazie di essere ancora con noi. E’ uscito il tuo secondo libro, dopo il successo del primo, quali sono le aspettative?

 R. Spero che chi ha letto il primo libro, legga anche questo, anche se non è il sequel di “Sul mio corpo”, anzi, è molto diverso come storia. Spero anche che venga apprezzato il lato psicologico del libro, che è un po’ oscuro e sonda zone delicate della mente.

  Dalle anticipazioni, ma anche dal titolo, appare evidente che ti cimenti, ancora una volta, con una storia dai risvolti molto complicati sotto il punto di vista psicologico. Quando Perla, la protagonista, ha di te e quanto tu hai di Perla?

 R. Quando uno scrive mette sempre un po’ di se stesso nella storia che racconta. Perla, come è accaduto a me in certe situazioni, subisce la falsità e l’ipocrisia che impregna certi ambienti, in cui la “facciata” conta più che la verità.

  Ogni romanzo è, per l’autore, un’opera unica ed irripetibile, ma cosa hanno in comune le protagoniste dei due libri?

 R. Perla e Alice non hanno nulla in comune e forse proprio per questo sono uguali, due lati della stessa medaglia, due donne molto diverse ma in cui il “tabù” sesso condiziona la propria evoluzione psicologica. E questo le rende molto simili.

  Un uomo misterioso, quello che spesso accompagna le fantasie femminili; pensi che l’alone di mistero sia necessario ad una donna per lasciarsi andare? O meglio, una donna riesce ad vivere la sua sessualità solo con un semi-sconosciuto, dal quale, magari, non viene giudicata o del cui giudizio non è interessata?

R. penso che l’alone di mistero possa alimentare la fantasia, ma nella realtà, perché una donna si lasci davvero andare, credo debba sentire di essere capita, accettata e amata. L’uomo sconosciuto intriga perché permette alla donna di esprimere la propria sessualità senza la paura del giudizio, ma se è amata e accettata, questo timore non esiste.

Il desiderio, i sensi di colpa, due facce della stessa medaglia, ancora nel 2013, pensi che le donne riusciranno mai a vivere la sessualità nel modo disinvolto che sognano, ma che temono?

 R. Credo dipenda molto dalla autostima che hanno e dal compagno con cui vivono la sessualità. Una donna che si ama non ha timore di esprimere liberamente le proprie esigenze sessuali, perché sa che queste fanno parte del proprio essere donna. E’ difficile da farsi, ma possibile. Un compagno che alimenti l’autostima e non schiacci questi desideri nel timore di essere svirilizzato, è fondamentale.

 Il rispetto di sé stessa è forse la base per vivere l’amore ed in sesso nel modo con il quale tutte vorremo viverlo, pensi che i tuoi romanzi possano dare qualche lezione in merito?

 R. La mia intenzione è proprio questa: comunicare attraverso i miei romanzi, che amarsi e rispettarsi come persona, possa permettere di vivere con serenità e sicurezza ogni aspetto della propria vita.

Cosa vorresti dire a tutto il pubblico che si appresta a comprare il tuo libro? raccomandazioni o precisazioni?

 R. Vorrei che lo leggessero non solo con gli occhi, ma col cuore.

Alessia

Stranieri a Londra: “La ricerca diventa un’avventura”

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Questa volta abbiamo deciso di farci raccontare la City da una coppia che si trova lì non solo per inseguire il sogno di una vita migliora, ma anche, e soprattutto, per farlo insieme.

La storia di chi inizia da un ostello e sa che bisogna scendere a compromessi per “farcela”, sa che uscire dall’Italia o dalla Spagna non basta per affermarsi in una città straniera, sa che non è facile rimanere per mesi lontani dagli affetti, ma sa anche che “tornare non è un’opzione” e così la perenne “ricerca diventa un’avventura”….

Alessia

 Londra è piena di Italiani. La maggior parte di loro viene al freddo nord per trovare il lavoro che non riesce a trovare al sud. Noi siamo una coppia venuta nella capitale inglese per stare insieme (prima non vivevamo nella stessa città) e per migliorare l’inglese, dato che tutti due abbiamo studiato lingue all’università.

Siamo arrivati qui quasi due anni fa. I primi 10 giorni li abbiamo passati in un piccolo ostello. Trovare una sistemazione decente è stato molto più faticoso di quello che ci aspettavamo. Dopo una dura ricerca e varie peripezie, abbiamo trovato una casa vecchiotta, più costosa di quello che ci eravamo prefissati e condivisa con una altra coppia. Inizialmente non ci aveva convinto, ma ben presto abbiamo realizzato che avevamo bisogno di un posto da cui cominciare e rimanere in ostello rappresentava comunque l’opzione più scomoda e costosa. All’inizio volevamo cercarci un posto solo per noi due, ma, al tempo, solo uno di noi aveva già un lavoro e i prezzi londinesi per un intero appartamento si erano rivelati inaccessibili per le nostre tasche. Due anni dopo, avendo vissuto molto di più la città, e avendo due lavori nell’ambito delle lingue, ci siamo ritrovati a vivere proprio vicino a quell’ostello dei primi giorni, in un appartamento solo per noi due. Ma la storia che ci ha portato fin qui è lunga e piena di cambiamenti.

Io sono stata fortunata, perché la mia azienda mi ha permesso di trasferirmi a Londra per ricoprire la stessa posizione. Matteo, invece, ha dovuto faticare di più. Lui voleva trovare un lavoro dove potesse sviluppare ulteriormente la sua conoscenza delle lingue, ma trovare un lavoro nel tuo campo, appena arrivato, non è così semplice. Alla fine, ha lavorato in un negozio di abbigliamento sportivo per 6 mesi, prima di trovare l’opportunità di lavorare con le lingue. Qui di lavoro ce n’è, ma trovarlo non è cosi facile. Per questo la maggior parte di quelli che vengono a trovare lavoro finiscono nei negozi, nei bar o nei ristoranti. Infatti, adesso è quasi impossibile andare a cena in un locale e non trovare camerieri italiani o spagnoli. Tutto sommato, è vero che se hai pazienza, dopo un po’ puoi trovare un lavoro relazionato con quello che hai studiato. Le aziende inglesi, prima di assumerti, vogliono vedere che sei venuto qui per “rimanerci”, che hai già esperienza in Regno Unito e, soprattutto, che parli bene l’inglese. D’altronde, come biasimarli?

Per le case vale lo stesso. È difficile trovare qualcuno che appena arrivato (solo o con il suo partner) riesce ad affittare una casa tutta per sé. Londra è costosa, e il centro ancora di più (per centro non voglio dire Trafalgar Square o il Big Ben, ma piuttosto un posto in zona 1 o 2, per evitare di pagare a caro prezzo i trasporti pubblici). La ricerca diventa un’avventura. In questa città tutto è in continuo e costante cambiamento. Le case migliori non rimangono disponibili per più di un paio di giorni. Quando cerchi devi essere veloce, sapere cosa vuoi e quanto vuoi spendere. A volte vedi case orribili che non affitteresti mai. Eppure, la decisione migliore sarebbe, forse, prenderti qualcosa di temporaneo e metterti nuovamente alla ricerca una volta riuscito a conoscere un po’ meglio la città e avere un’idea più precisa di dove volere abitare.

Per capire la City non c’è niente di meglio che chiedere agli italiani che sono qui da tempo, anche perché fare amicizia con italiani o altri stranieri nella tua stessa situazione è molto più facile che fare amicizia con inglesi. Forse è per questo che spesso si formano gruppi italo-spagnoli. Può anche essere che la cultura è più simile, che è più facile capirci o che lì dove trovi lavoro non sempre trovi tanti inglesi. È un po’ come essere in Erasmus: sai che dovresti frequentare di più gli abitanti del luogo, ma non sempre lo fai.

Dopo un po’, quando senti che ti sei finalmente sistemato un po’ di più con la casa, il lavoro e gli amici, ti accorgi di quanto ti manca il sud, il sole, la famiglia e gli amici (il cibo non è un problema troppo grande, pizza e pasta italiane sono da per tutto). Perché è vero che Londra è bellissima e si possono fare tantissime cose, ma le settimane senza sole sono lunghe e non è una città facile per cominciare o ricominciare tutto. Adesso, credo che tornare al sud non è un’opzione quasi per nessuno e, per adesso, Londra è senza dubbio un bellissimo posto dove stare. Noi abbiamo la fortuna di vivere qui e di avere la possibilità di poter tornare a casa per le nostre vacanze.

Abituarsi a una città come Londra è complicato, ma quando ritorneremo ci mancherà la vita qui, soprattutto perché è qui che siamo diventati davvero adulti.

 Raquel